venerdì 24 febbraio 2017

Calo delle vendite dei prodotti agroalimentari in area sisma. La morte di un’economia.



Non c’è solo il ritardo nell’edificazione delle stalle provvisorie a massacrare l’economia locale delle zone terremotate. I dati diffusi dalla Coldiretti circa la vendita dei prodotti agroalimentari nell’area colpita dal terremoto sono sconfortanti. Si parla di un calo del 90% delle vendite, un autentico tracollo per un settore che era fondamentale nell’economia dei paesi dei Sibillini.
Il calo è evidentemente dovuto allo spopolamento delle cittadine ma anche al mancato immediato ripristino delle condizioni normali di vita, in sostanza, alla mancata consegna delle casette. Immaginiamo, infatti, una situazione diversa, in cui i moduli abitativi fossero stati consegnati immediatamente dopo il terremoto. Ovviamente un tale disastro economico non si sarebbe verificato, almeno non in queste proporzioni, per il semplice fatto che le comunità cittadine sarebbero rimaste pressochè intatte così come il flusso della clientela di passaggio.
I prodotti più colpiti, infatti, sono quelli tipici, per i quali la gente si muoveva appositamente per acquistarli: la vendita di formaggi e salumi è la più danneggiata dal fenomeno, e questo nonostante le tante iniziative di solidarietà che spingevano all’acquisto dei prodotti tipici dell’area terremotata. Un altro enorme danno imputabile al mancato funzionamento della macchina della ricostruzione che, come ammesso dallo stesso commissario Errani, a sette mesi dal primo evento sismico, ancora è ferma al palo.
                                      
Luca Craia

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