lunedì 13 marzo 2017

Bisogno di sicurezza. Le istituzioni non ascoltano. La stampa è lontana.



C’è un’enorme distanza tra la società civile, i cittadini che vivono i problemi quotidiani sulla propria pelle, e chi li governa. In mezzo c’è chi racconta i fatti. Gli ultimi episodi di cronaca, che registrano la difesa dei cittadini da parte delle forze dell’ordine o l’autodifesa degli stessi nei confronti di una criminalità sempre più dilagante, dimostrano come questa distanza sia grande.
Da un lato c’è il cittadino, che ha paura, si sente sotto attacco, minacciato. Le pagine dei giornali sono piene di cronache in cui la gente inerme viene derubata, picchiata, violentata fisicamente e psichicamente. C’è una fortissima domanda di sicurezza, una domanda a cui, dall’altro lato, la politica non risponde. La legislazione è farraginosa, la giurisprudenza amplissima, troppo, tanto che il giudice interpreta liberamente e troppo spesso a favore di chi delinque. Le forze dell’ordine sono prive di mezzi efficienti, addirittura se sparano finiscono sotto processo. I delinquenti, una volta fermati, tornano in libertà con una facilità disarmante. Tornano a delinquere.
In mezzo c’è l’informazione. L’abbiamo vista nel caso di Monte San Giusto, dove un appuntato dei Carabinieri, nell’atto di difendere la comunità da un criminale e se stesso dall’essere ucciso, ha sparato involontariamente (ma anche fosse volontariamente non vedrei alcun eccesso) al bandito uccidendolo. Se da un lato c’è stata la cittadinanza unita esprimendo solidarietà del carabiniere che, comunque, è stato oggetto di indagine, dall’altro abbiamo visto i politici locali assenti, distratti, imbarazzati. L’amministrazione comunale si è chiusa in un rumorosissimo silenzio, il Sindaco non ha speso quasi una parola lasciando alla Lega tutto lo spazio per fare del caso una battaglia politica.
E l’informazione, dicevamo, ha dato il meglio di sé. Pietismo, buonismo, chiamatelo come vi pare: i giornalisti hanno speso più energie nel commuoverci sulla figura del “povero” ragazzo ucciso, che addirittura è stato definito “bravo ragazzo”. Ho sentito l’intervento di Giuseppe Sardini, promotore del comitato nato spontaneamente a Monte San Giusto per sostenere il carabiniere, alla Zanzara di Radio 24, con il solito Parenzo a provocare e il solito Cruciani a fare dello spirito da quattro soldi. Ho sentito servizi nazionali in cui ci si preoccupava molto del povero ragazzo ucciso, addirittura rimbrottando i cittadini che, invece, difendevano l’operato del carabiniere, ma non ci si poneva affatto il problema della criminalità che dilaga e dei cittadini che non sanno più come difendersi.
Questa distanza tra il Paese reale, chi lo governa e chi lo racconta è aberrante. È in questo spazio che prospera l’illegalità, è in questo spazio che crescono le intolleranze, è il questo spazio che si nutrono gli eccessi e si generano le tragedie. Serve una legislazione efficace ed efficiente in materia di criminalità e negarlo è da irresponsabili. Chi lo nega vive su un altro pianeta o è in malafede. In ogni caso occorre prendere coscienza del grido di aiuto che arriva dai cittadini e proporre soluzioni concrete. Di paternali dei soliti radical e dello scaricabarile dei governanti gli Italiani sono davvero stanchi.  
                                      
Luca Craia

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