martedì 4 aprile 2017

La difficoltà dei Sindaci dei comuni terremotati



Non vorrei essere nei panni degli Amministratori delle città terremotate, particolarmente quelli delle Marche. Debbono essere panni ben stretti, scomodi, nella loro posizione schiacciata tra i doveri istituzionali e le richieste degli amministrati, tra il dover mantenere i rapporti con le cariche superiori e la necessità di dialogare coi cittadini. È una posizione scomodissima, una sedia di chiodi, soprattutto perché la voce dei cittadini si fa sempre più forte, una voce che grida al tradimento dello Stato, che denuncia l’abbandono nei loro confronti, che sospetta disegni meschini.
Il Sindaco di un paese terremotato è costretto a scegliere. Ha davanti la possibilità di stracciare virtualmente la fascia tricolore e unirsi al coro della legittima protesta dei cittadini, o proseguire nella mediazione cercando di ottenere quanto è di diritto ma che, al momento e da troppo tempo, viene negato. È complicato, anche perché le Istituzioni centrali e quelle regionali si sono fin qui dimostrate ottuse e vendicative, e trovare la quadra tra i rapporti con le stesse e le istanze dei cittadini è cosa ardua, si rischia di incorrere in conseguenze che esuberano dalle competenze istituzionali. Nel contempo, però, non si può prescindere dal rapporto istituzionale, pena perdere l’ultimo canale di comunicazione con chi ha il potere decisionale. La conseguenza, però, è l’erosione del consenso e della credibilità nei confronti dei cittadini. No, davvero non vorrei essere nei loro panni.

Luca Craia

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