mercoledì 24 maggio 2017

La famiglia del delinquente vuole la condanna del carabiniere di Monte San Giusto. Siamo il Paese dei ladri.



In effetti ce lo aspettavamo in molti e la notizia non sorprende per niente. E il fatto che non sorprenda è un brutto sintomo, perché significa che stiamo prendendo consapevolezza del fatto che il malfattore dispone di tutele che lo assurgono a ruolo di cittadino da tutelare. I familiari di Klodjan Hysa, il delinquente rimasto ucciso da un colpo di proiettile partito accidentalmente dalla pistola dell’appuntato dei Carabinieri di Monte San Giusto, hanno fatto opposizione alla richiesta di archiviazione del PM di Macerata, Enrico Riccioni, chiedendo una serie di perizie supplementari allo scopo di dimostrare che il Carabiniere avrebbe sparato per uccidere.
Ovviamente tutte queste nuove perizie saranno a carico della collettività, quella stessa collettività che il caro estinto metteva quotidianamente in pericolo col suo agire criminale, quella stessa collettività che l’appuntato cercava di difendere, facendo il suo dovere, mentre rischiava di venire ucciso travolto dall’auto guidata, appunto, dal caro estinto. I parenti del morto chiedono un nuovo interrogatorio, una consulenza cinematica per ricostruire l’accaduto, una consulenza balistica e sul proiettile per verificare la distanza di sparo e una consulenza sul parabrezza dell'auto che guidava il delinquente che, oramai, tocca definire vittima, almeno secondo questo angolo di lettura.
Il punto è che questo angolo di lettura non dovrebbe nemmeno esistere. Ci troviamo di fronte a un caso lampante, in cui un criminale noto e conclamato viene colto in flagrante, scappa con un’auto rubata, cerca di investire dei Carabinieri e, alla fine, rimane ucciso. Come si può concepire che il Popolo Italiano paghi supplementi di indagine per dimostrare che il Carabiniere volesse uccidere? Liberissimi, i parenti, di fare le proprie perizie, ma almeno sia a spese proprie.  Ma la legge italiana, per quell’eccesso di garantismo che tanti danni sta producendo, consente questo paradosso che ha l’evidente scopo di permettere ai parenti del delinquente morto di raccogliere ancora soldi grazie ai crimini commessi dal loro congiunto. E siccome questi non sono fessi, fanno quello che è loro consentito, magari grazie a un avvocato, di cui ignoro il nome, che farà pure il proprio mestiere ma si mette alla stessa altezza dei propri assistiti.
Intanto immaginiamo cosa possa vivere il tutore dell’ordine coinvolto in questa brutta storia, che vive un incubo dal quale il risveglio sembra ancora lungo a venire. Per quel che conta, ha la mia totale e incondizionata solidarietà.

Luca Craia

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