venerdì 5 maggio 2017

L’ipocrita Boldrini, le bufale del web e la libertà di stampa.



Premetto: sono disgustato dalla campagna denigratoria contro il Presidente della Camera. La considero una persona poco intelligente e sicuramente inadeguata alla carica, ma l’inventarsene ogni giorno una nuova solo per deriderla, come l’arcinota bufala di Colpo Grosso che gira per i social da anni, è veramente vomitevole.
Premetto ancora: sono pienamente d’accordo sul fatto che l’uso strumentale di false notizie, create ad hoc e messe in rete col solo scopo di fare disinformazione, oltre che inquadrabile come circonvenzione di massa di incapaci, sia da ascrivere a qualche altro tipo di reato.
Fatte queste premesse. inorridisco di fronte all’ipocrisia della Presidente (non fatemela chiamare presidentessa che mi si cariano i denti) della Camera dei Deputati, Laura Boldrini, di fronte al tema della disinformazione. La signora Boldrini si inalbera e parte, lancia in resta, per una battaglia in difesa della buona informazione solo ora che è lei la vittima designata della disinformazione.
L’avrei molto più volentieri vista combattere seriamente, utilizzando il suo peso istituzionale,  per la libertà di stampa e il diritto a una corretta informazione, battaglia che coinvolgerebbe anche il tema della bufala che le è tanto caro in quanto vittima designata della stessa, ma che involverebbe anche e soprattutto l’informazione ufficiale, quella pilotata dal regime, i telegiornali che danno notizie ritagliate su misura o omettono del tutto di darne, i quotidiani prezzolati, i giornalisti asserviti, i pubblicatori di comunicati mascherati da notizie, i cassetti pieni di informazioni da far scomparire, le domande dei cittadini rimaste per anni senza risposta, l’attacco indiscriminato del potere nei confronti del dissenso.
La signora Boldrini si fa paladina di tante battaglie di giustizia, almeno come facciata. Questa volta sta semplicemente conducendo una battaglia in difesa di se stessa, che è cosa legittima, ma non approfittando della carica istituzionale che si ricopre.

Luca Craia

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