lunedì 8 maggio 2017

Strategia dell’esasperazione: così vogliono ridurre il dissenso dei terremotati.



Comincia a essere chiara la strategia adottata dal Governo per eliminare la legittima protesta delle popolazioni colpite dal terremoto, una protesta che è montata piano piano, dopo lo sbigottimento del trauma di vedere distrutta parte della propria vita, dei propri averi, del proprio futuro. I terremotati hanno iniziato a reagire quando si sono resi conto che le misure per supportare gli immensi disagi a cui erano sottoposti non erano adeguate, anzi, andavano in direzione opposta, cercando di desertificare le aree colpite, evitando, in maniera palesemente colpevole, di prendere decisioni, lasciando che la disgrazia si incancrenisse.
Ci sono state manifestazioni, incontri, tentativi di trattativa col Governo Nazionale e con quello Regionale. Tutti questi sforzi hanno portato quasi a nulla, a un sostanziale muro di gomma contro il quale ogni legittima istanza rimbalza e torna al mittente. E ora la strategia appare evidente, a quasi nove mesi dalla prima scossa, con gente deportata, territori svuotati, economie che cercano di ripartire ma con le sole proprie forze. È la strategia dell’esasperazione, un progetto che vuole portare all’estremo le necessità, i bisogni, creando una tensione tale che, non trovando sfogo e riscontro nei canali istituzionali, si riversa sugli stessi terremotati creando divisioni, spaccature e, soprattutto, rassegnazione.
È la rassegnazione la peggior conseguenza dell’atteggiamento delle Istituzioni. Peggio dei litigi tra sfollati e irriducibili, peggio degli scontri tra residenti e proprietari di seconde case. La cosa peggiore è l’assunzione di consapevolezza del fatto che, qualsiasi sforzo si faccia, non ti ascolta nessuno. E questo porta a desistere, ad aprire attività in altre aree lontane da quella originaria, a trovare lavoro altrove, residenza altrove. Porta al sopravvento dei disfattisti, di quelli che debbono far la guerra a tutti senza mirare al vero nemico, alla sfiducia verso le istituzioni locali che, invece, per quanto non esenti da colpe, devono essere l’ultimo baluardo a difesa dei diritti dei terremotati.
Chi sta pilotando l’emergenza non sta sbagliando come qualcuno pensa: sta seguendo un disegno. È un disegno diabolico, che vuole desertificare le zone colpite, che vuole svuotarle di gente, di economia, di vita. E per farlo si sta muovendo molto bene, prima di tutto non muovendosi. I risultati si cominciano a vedere.

Luca Craia

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