sabato 13 maggio 2017

Terremoto: dimissioni dei sindaci e blocco dei comuni come strategia di difesa.



Le dimissioni del Sindaco di Ussita, Marco Rinaldi, hanno fatto un grande scalpore ma, per quanto esse rappresentino un segnale forte, tra pochi giorni saranno archiviate dalla memoria collettiva per lasciare il posto ad altre questioni, magari ai risultati della domenica calcistica, chissà. Fatto sta che, comunque, a parte il gesto significativo da un punto di vista politico, esse rappresentano l’estrema difficoltà che i sindaci dei paesi terremotati nello svolgere il loro compito istituzionale e, soprattutto, i rischi che essi corrono in termini di responsabilità civili e penali. Oggi un sindaco nell’area del cratere rischia grossissimo qualsiasi cosa faccia, qualsiasi decisione prenda, qualsiasi carta firmi.
È per questo che ritengo il gesto di Rinaldi un potenziale abbrivio per una nuova, radicale protesta. Le proteste dei cittadini si susseguono senza sosta ma, fino a oggi, non hanno prodotto risultati apprezzabili, solo fiumi di promesse non mantenute. Occorre che le istituzioni locali inizino nuove forme di protesta che siano efficaci e, per essere efficaci, devono creare problemi alla macchina burocratica.
Ipotizzo le dimissioni in massa di sindaci. Ne susseguirebbe il commissariamento dei Comuni. A quel punto entrerebbero in gioco i cittadini con manifestazioni robuste atte a impedire l’insediamento dei commissari prefettizi. Infine il rifiuto di recarsi alle urne, per le elezioni anticipate che conseguirebbero alle dimissioni, completerebbe il quadro. Si tratterebbe di una forma di protesta forte, coraggiosa e anche pericolosa. Ma credo che, allo stato attuale, rimanga poco altro. Le parole di Rinaldi, l’impossibilità di procedere alla ricostruzione con la normativa vigente, disegnano un quadro inguardabile. Bisogna reagire e in maniera forte, rumorosa, efficace. Questa potrebbe essere una strada.

Luca Craia

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