lunedì 26 giugno 2017

Cibo scadente e cattivo. Come certe strutture trattano i terremotati.



Va detto, per fugare ogni equivoco, che la maggior parte delle strutture ricettive che ospitano i terremotati “temporaneamente” (uso il virgolettato perché questo tempo del temporaneamente non è specificato), trattano questi ospiti particolari con cura, umanità e gentilezza. Ne abbiamo ampie testimonianze, con storie di amicizia e solidarietà tra terremotati e albergatori molto frequenti e toccanti. Purtroppo, però, si registrano alcuni casi contrari che ci parlano di mancanza di umanità, di tatto o anche di semplice buon senso.
Cibo scarso, di pessima qualità, immangiabile, ma anche carenza nei servizi, scarsa pulizia, alloggi dove non c’è nemmeno un misero televisore, questo è quello che mi ha raccontato un amico sfollato marchigiano. Situazioni incredibili, testimoniate da foto che ritraggono cibo incomprensibile, pare immangiabile e, comunque, di quantità davvero esigua, situazioni che ci parlano di diritti calpestati, dignità umana massacrata in nome di un profitto che, a pensarci bene, ci sarebbe ugualmente anche trattando la gente con più umanità. Perché se in certe strutture c’è serenità e rispetto, non si capisce perché in altre non debba esserci.
Poco conta, in fatto di disumanità, la disorganizzazione della Regione, il fatto che i pagamenti arrivino tardi e male, che le decisioni e le istruzioni siano farraginose e nebulose. Qui manca l’uomo, manca la sensibilità, manca il rispetto. Ho precedentemente scritto che le responsabilità di tutto questo sono politiche e lo confermo: se si fosse lavorato meglio oggi gli sfollati sarebbero nelle loro terre, magari dentro una casetta di legno non proprio comodissima ma che, comunque, sarebbe casa loro, un luogo dove vivere con dignità e rispetto di se stessi. Invece molti sono costretti a vivere vessati da albergatori senza scrupoli. E sì, la responsabilità è decisamente politica. Ma questi imprenditori dovrebbero comunque vergognarsi.

Luca Craia


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