lunedì 12 giugno 2017

Pedemontana e terremoto: soldi sprecati, ma prosegue la desertificazione.




Il progetto “Quadrilatero” ha origini lontane, parte oltre dieci anni fa per creare una rete viaria nuova e al servizio dell’economia regionale di Marche e Umbria. Nel progetto è inserita anche la cosiddetta “pedemontana”, una strada a scorrimento veloce, una superstrada, che dovrebbe collegare Muccia a Fabriano. Nel frattempo, però, molte cose sono cambiate, l’economia è tracollata, ampie zone del territorio interessato al progetto sono andate in crisi e hanno visto un forte ridimensionamento del proprio comparto industriale e, di conseguenza, dell’interesse a questo tipo di infrastrutture. Poi è venuto il terremoto.
I soldi per la ricostruzione sembra non siano sufficienti nemmeno per iniziare. Si parla di tempi biblici e, già ora, si sta procedendo con una lentezza esasperante, sempre ammesso che si stia procedendo nel fare qualcosa. Il terremoto ha inoltre spopolato vastissime aree montane ponendo priorità nuove, come quella di ricostituire quanto prima i nuclei sociali e urbanistici per non incorrere in una desertificazione indotta che, di fatto, è già iniziata.
La pedemontana, già di per sé, avrebbe prodotto effetti negativi sull’economia di centri dell’interno che, una volta aperta la strada, sarebbero rimasti tagliati fuori da qualsiasi traffico veicolare, causando così la morte di attività commerciali e ricettive come sta accadendo per il tratto montano della superstrada Civitanova-Foligno. Ora diventa ancora più dannosa perché impegna risorse preziose che sarebbero utilizzabili per accelerare la ricostruzione post sisma.
Ciononostante si va avanti lo stesso e stanno già partendo i lavori, con una solerzia che stride con la lentezza e l’inefficienza che si stanno dimostrando per il terremoto. La pedemontana stravolgerà gli equilibri di ecosistema dell’intera area interessata. Basti pensare che, solo per la creazione delle strade di cantiere, verranno abbattute bel 140 querce, essenze arboree protette fino a che non è chi fa le regole a decidere che non lo siano più. Verranno distrutti vigneti, massacrati terreni, distrutta un’economia agricola ed enogastronomica su cui si fondano realtà importanti dell’entroterra, come Matelica o Castelraimondo.
Uno scempio ambientale ed ecologico che, oltretutto, non serve a un’economia industriale ormai tramontata, ma che amplifica l’idea di un disegno di desertificazione del territorio montano marchigiano. Uno scempio ambientale che non interessa la politica, né quella che decide né quella che controlla. Sono in corso azioni di protesta, sono sorti comitati per cercare di far tornare Stato e Regione sulle loro scellerate decisioni ma non trovano interlocutori, nemmeno nelle opposizioni nazionali e regionali se non per qualche timida e fiacca presa di posizione poco convincente.
Eppure la pedemontana sarà un massacro totale, sia da un punto di vista ambientale che economico. Un enorme spreco di soldi pubblici, circa 313 milio di Euro, che potrebbero essere impiegati in modo più proficuo. Un’opera che, se mai ha avuto valenze positive, oggi avrebbe solo conseguenze nefaste per il territorio toccato. Eppure si va avanti, nel silenzio del potere e nelle grida da aiuto inascoltate degli ultimi abitanti delle Marche montane.

Luca Craia

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