mercoledì 12 luglio 2017

Terremoto e Italia (dis)unita. Gli interessi di campanile come strumento di desertificazione.




Alla fine, come si spiega che l’assemblea dei Sindaci abbia votato un piano scellerato per spendere i soldi donati dagli Italiani per i terremotati? Facile: ognuno ha un mulino a cui mandare acqua e questo piano, che sembra idiota ma idiota non è, porta un goccio d’acqua in ogni piccolo mulino. Ecco allora che molti Sindaci si dicono soddisfatti di una cosa che, nel complesso, è un’ignominia ma, nel particolare, accontenta un po’ tutti.
È soddisfatto Pazzaglini perché a Vsso gli faranno la pista di atterraggio per gli elicotteri e un’area commerciale. È soddisfatto Ceregioli, perché Sciapichetti porta a Sarnano orde di ciclisti a comprare il Gatorade nei bar del suo paese, incrementando l’economia in maniera esponenziale. Attendiamo con ansia di conoscere i motivi di soddisfazione degli altri Primi Cittadini che hanno votato favorevolmente.
Insomma, sono tutto felici, anche se, in sostanza, si buttano via un sacco di soldi ma così, allegramente, tra un colpo di pedale e l’altro. Ed è questo che manca in questa emergenza: l’unità.
Non c’è unità tra i Sindaci, ognuno dei quali cerca di accaparrare quanto può per il proprio Comune dimenticando che, se non si ha una visione di insieme un po’ più ampia, si rischia che il proprio Comune resti un’oasi nel deserto e vivere in un’oasi nel deserto non è una bella cosa. Ma non c’è unità nemmeno tra la gente: nascono comitati come funghi, ogni giorno c’è un nuovo personaggio che si erge a capopopolo, eletto da se stesso medesimo, e va a trattare con le Istituzioni che sono ben contente di parlare con tutti senza ascoltare nessuno.  Ci sono gelosie, invidie, tu hai preso più di me, io devo prendere più di te. Su tutto questo gioca la strategia della desertificazione.
Visione di insieme: il problema del terremoto è un problema organico, va analizzato nel suo complesso e non per piccoli comparti di campanile. Se la soluzione è parziale, se l’intervento è mirato al particolare, non risolve niente e diventa sterile, perché qui c’è un’itera area di paese che rischia di scomparire e realizzare un’opera qui mentre là c’è il deserto significa solo realizzare una cattedrale nel deserto, appunto. Se si continua a protestare in quindici da una parte e in venticinque da un’altra, i destinatari della protesta non faranno altro che fregarsi le mani e non ascolteranno nessuno.
È l’Italia dei campanili, è sempre stato questo il limite del nostro Paese che non è mai stato davvero unito, né tra Regioni, né tra piccoli centri. E nemmeno nelle difficoltà più grandi si riesce a trovare unità. Chi progetta grandi modificazioni come quelle che seguiranno il terremoto e questa fase di finta ricostruzione, lo sa bene ed è proprio su questo che fa affidamento.

Luca Craia


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